fbpx

Hyphen-Group

LA NOSTRA RUBRICA

Perché i progetti digitali falliscono: errori sistemici da evitare

Inauguriamo una nuova rubrica all’interno del nostro magazine. Abbiamo deciso di chiamarla Hyphen-Zzz: un nome che suona come il rumore del sonno e come il suo contrario.
Perché, a volte, serve una puntura, piccola ma precisa, per guardare con occhi diversi ciò che crediamo di conoscere e governare al meglio.

Ogni mese accendiamo una luce su qualcosa che, talora, resta in ombra: un’abitudine consolidata, un’idea che diamo per scontata, un modo di lavorare che non mettiamo più in discussione.

Una rubrica in cui porre domande, portare punti di vista, stimolare la conversazione e raccontare storie.
Quelle di chi, ogni giorno, vive la trasformazione digitale non come slogan, ma come mestiere.
Il nostro. E, forse, anche il tuo.

Partiamo da una domanda clou: perché i progetti digitali falliscono? Parlare di digitale non è sufficiente per trasformare realmente un’organizzazione. Valeva già ieri, ma oggi questa affermazione diventa centrale.

Molti progetti falliscono o faticano a crescere non per mancanza di tecnologia, ma a causa di errori sistemici, abbastanza diffusi anche in contesti molto diversi tra loro.

Qualche esempio
Sottovalutazione del processo di adozione
Nessuna visione chiara dell’investimento, del tempo, dei metodi e degli strumenti necessari per la formazione e la gestione del cambiamento.
Visione compartimentata
Ogni reparto si concentra sul proprio obiettivo, ma manca una prospettiva condivisa e interfunzionale.
Assenza di mindset strategico in materia di budgeting e misurazione
Le prestazioni e gli investimenti sono valutati a livello di reparto, senza considerare il valore complessivo generato dall’intero sistema. Spesso, poi, i KPI sono mancanti o inadeguati, con molte organizzazioni che si concentrano sul volume invece che sul valore generato.
Strumenti non integrati
Piattaforme e strumenti, anche efficaci, vengono aggiunti con un approccio compartimentato, rendendo difficile garantire flussi di lavoro coerenti.
Nessuna struttura condivisa di dati e contenuti
I contenuti “non comunicano” e le integrazioni sono lente e frammentate.
Processi non governati
Tutto si basa su e-mail, chat e strumenti informali, con persone chiave che fungono da memoria istituzionale.
C’è, poi, quello che potremmo definire il “fattore umano”
Dipendenza da specialisti esterni guidati dalle tendenze
Le organizzazioni non sono in grado di gestire o evolvere i sistemi in modo indipendente e le decisioni si basano sui trend invece che sul valore a lungo termine.
Scarso coinvolgimento degli utenti chiave
Le persone vengono escluse durante la valutazione e la progettazione, con conseguente disallineamento e resistenza.
In più, a volte, si trascura il lato emotivo

Le persone non sono supportate, ascoltate o valorizzate e, di conseguenza, il cambiamento è visto come una minaccia, non come un’opportunità.

In tutti questi casi, il problema non è “fare digitale”, bensì non riuscire a pensare in modo sistemico.

Il digitale non vuole silos: per avere una trasformazione digitale ad elevato valore di ritorno, bisogna superare la logica dei compartimenti stagni, adottando una visione sistemica e una responsabilità condivisa.
Le chiavi per fare un (vero) salto di qualità.

In tutti questi casi, il problema non è “fare digitale”, bensì non riuscire a pensare in modo sistemico.

Il digitale non vuole silos: per avere una trasformazione digitale ad elevato valore di ritorno, bisogna superare la logica dei compartimenti stagni, adottando una visione sistemica e una responsabilità condivisa.
Le chiavi per fare un (vero) salto di qualità.

*Campi obbligatori

*Champ obligatoire

*Mandatory field

Compila il modulo e sarai ricontattato entro 24 ore

*Campi obbligatori